top of page

Kinds of Kindness



Se il titolo stesso è uno scioglilingua che gioca con la nostra mente cercando di dargli un significato, vi avverto che il film è un'enigma apparentemente irrisolvibile, ma può essere compreso se osservato dalla giusta prospettiva.


Anche la scelta dei colori per il titolo – rosso, giallo e blu – non è casuale. Questi sono i colori primari, simbolo delle necessità umane fondamentali. Partendo da una base solida, questi colori possono mescolarsi, creando sfumature che spesso preferiamo ignorare, per restare nella comfort zone che ci siamo creati come uno scudo rassicurante, che ci protegge dall'uscire dagli schemi e comprendere le molteplici sfaccettature del mondo.


Un'azione quasi destabilizzante, che viene richiamata dalle immagini in bianco e nero del film, che rappresentano l'inconscio e il sogno.



La Violenza della Gentilezza: questo sarebbe il sottotitolo ideale. Un gioco psicologico del, forse, miglior Lanthimos, che tuttavia farà storcere il naso a molti.


Il motivo è presto detto: non è un film semplice, né tantomeno lineare. La trama è ingarbugliata, con tre racconti apparentemente scollegati tra loro, e sta a noi spettatori il compito di osservarli attentamente, cogliendone ogni minimo dettaglio, per ricucirli e dare un senso a ciò che scorre sullo schermo. Gli "Easter Eggs", se così possiamo definirli, sono presenti in ogni singola immagine e costituiscono il filo conduttore tra i segmenti che compongono questa pellicola.


Ma soprattutto, se ancora non avete visto il film, non uscite dalla sala appena compare lo schermo nero: restate seduti...



Il confine tra disagio e commedia è sottile, ma c'è ben poco da ridere sul messaggio che il film vuole lanciare.


Lanthimos ci svela con un perfido cinismo l'individualismo e l'egoismo che mascheriamo da altruismo. Gli atti che compiamo verso chi affermiamo di amare non sono altro che riflessi del nostro bisogno di gratificazione personale. Questo genera un disperato desiderio di fare del bene, pur sapendo che le nostre azioni non sono altro che lo specchio del nostro stesso male.



La fragile linea tra il bene e il male spesso si perde in una menzogna che alimenta la nostra sete di benevolenza e senza rendercene conto, ciò che crediamo essere buone azioni, possono causare danni irreparabili a chi amiamo e a noi stessi.


Fin da piccoli ci viene propinato il "fare del bene", ma nessuno ha mai delimitato chiaramente dove il bene finisce e dove inizia il male.



In questo film, Yorgos lo mette "nero su bianco" su uno schermo che risplende di colori vividi, come a rendere il tutto ancora più gioioso, quando lo scenario proposto è proprio il suo contrario.


Nichilismo, edonismo e manipolazione, risuonano ingombranti, mostrandoci in maniera quasi "ridicola" il modo in cui aderiamo alle regole sociali delle buone maniere per l'unico bisogno del nostro compiacimento, come se non ne vedessimo l’arbitrarietà e le intendessimo come un dovere assoluto della nostra civiltà, fregandocene consapevolmente o inconsapevolmente delle conseguenze delle nostre azioni.

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page