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Le 13 Confessioni di Toby Poser della Adams Family Films



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Grazie per aver accettato questa intervista. Per iniziare, potresti introdurre brevemente chi siete e raccontarci come è nato il progetto della Adams Family Films?

Ciao, Valentina! Grazie per averci dato la possibilità di poterci presentare sul tuo sito. 


Siamo una famiglia composta da madre, padre e due figlie, collettivo conosciuto come “The Adams Family” (io,Toby Poser, e poi ci sono John, Lulu e Zelda Adams). Siamo attivi nell’industria dei film indipendenti dal 2010, quando le bambine avevano solo 11 e 6 anni. Avevamo il desiderio di fare un film, così ci siamo messi in viaggio per un’anno in una vecchia roulotte, facendo da insegnati di matematica, scrittura e letteratura alle piccole e pian piano abbiamo iniziato ad introdurci nell’arte cinematografica. 


Come registi ci siamo ispirati ed “inchinati” davanti ai grandi del “fai-da-te”, destreggiandoci tra vari ruoli tra cui la scrittura, la regia, la fotografia, fino al montaggio e alla produzione, oltre ad essere i protagonisti della maggior parte dei nostri film.


Inoltre siamo anche i compositori delle nostre colonne sonore con la nostra band, chiamata H6LLB6ND6R. Dopo aver lavorato a diversi film drammatici, ci siamo buttati a capofitto nella realizzazione di film horror, trovandoci perfettamente a nostro agio, cin cui abbiamo trovato una nuova forza nel cinema di genere.


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Siete una famiglia con un background poliedrico che abbraccia teatro, musica e moda. Questa ricca diversità si riflette nei vostri film, che combinate con maestria in un'ambientazione horror molto sofisticata ed inquietante con una cupa componente psicologica. In che modo il vostro essere così eclettici ha influenza sul vostro lavoro?

È una domanda davvero molto divertente. Quando si lavora in un piccolo gruppo come il nostro, ogni minimo di contributo creativo contribuisce alla riuscita complessiva dei nostri film. 


Ognuno di noi ha le sue passioni e i suoi punti di forza su cui ci appoggiamo per realizzare qualcosa che speriamo sia originale e degno di essere visto dal pubblico. John proviene dal mondo artistico e della moda, percorso intrapreso anche da Zelda come modella. È sempre stata una grande appassionata di fotografia e disegno, sono quelli che tra di noi si trovano sicuramente più a proprio agio dietro la macchina da presa. 


Lulu ha sempre avuto un grande occhio per i dettagli e la veridicità delle cose, oltre ad essere una ragazza estremamente coraggiosa. Così, quando lavoriamo con lei (spesso è in giro per il mondo), diventa la nostra “stuntwoman” con la macchina fotografica, realizzando folli scatti dal bordo di una scogliera o durante una bufera di neve. Mentre, io provengo dal teatro e ho una grande passione per la scrittura e per la regia, intrecciando le varie reti di narrazioni e dei personaggi costruendo l’immaginario dei nostri progetti. Una lezione che ho imparato a mettere in pratica grazie all’insegnamento dei grandi registi con cui ho lavorato in passato.


Dal punto di vista musicale, John scrive sempre nuove canzoni e io e le ragazze ci divertiamo a sperimentare con le voci. È incredibile quante canzoni abbiamo realizzato durante i nostri viaggi, sempre meno frequentiamo non ci dimentichiamo mai di portare con noi un microfono e un computer per poter registrare tutto.



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Una curiosità personale, siete moglie, marito e due figlie. Come gestite il processo creativo e il lavorare sul set? Questa vostra "peculiarità" crea più tensioni o complicità?

Lo facciamo da abbastanza tempo da sapere come gestirci l'uno con l'altro senza pestarci i piedi. Lavoriamo duramente per ottenere la giusta scena, ma abbiamo il grande lusso della libertà di poter girare come e quante volte vogliamo. Quando ci rendiamo conto che il lavoro si sta appesantendo e quindi perdiamo la nostra concentrazione e produttività e il divertimento svanisce pian piano, siamo liberi di chiudere la giornata in modo tale da evitare tensioni e malumori. 


Nonostante non sia sempre tutto facile, vedere il prodotto finale che si è ormai trasformato in una straordinaria sensazioni di bellissimi ricordi e poter così presentare il frutto del nostro lavoro nei vari festival in giro per il mondo è qualcosa di inspiegabile e che ci ispira e sprona alla realizzazione di un nuovo film. 


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Nei vostri film il tema famigliare è molto presente, anche se ad un livello quasi disfunzionale se pur di grande affiatamento. Cosa c’è della vostra vita quotidiana nei vostri film?

È buffo, ci piace esplorare le famiglie cadute in disgrazia o disfunzionali, nonostante noi siamo una famiglia davvero unita. Penso che riusciamo ad esplorare quei luoghi oscuri perché siamo davvero felici, trasmettendo al pubblico quel confine in bilico della nostra felicità nella vita reali e i problemi e gli orrori nelle vite dei nostri personaggi. Artisticamente l’una alimenta l’altra, raccontando come una sorta d’incubo, storie di lotta o di trauma (anche a livello estremo) che ci permettono una narrativa “sicura” addentrandoci in un territorio fantastico dove poter esplorare le paure più generaliste o le nostre fantasie distorte.



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Magia, oscure presenze e personaggi bizzarri sono un vostro marchio di fabbrica, soprattutto considerando il vostro ultimo film “Where the Devil Roams.” Cosa vi ha spinto nel voler scrivere un film horror sulla stregoneria e il demoniaco? È diventato molto difficile per i registi avere una voce nuova o scoprire un nuovo angolo di attacco, nel tentativo di raccontare una storia del genere, e come sapevate di avere un modo originale e innovativo per raccontarla?

Questo è il nostro pane quotidiano! Ed è ciò che noi chiamiamo brainstorming. Durante i nostri pasti, viaggi o passeggiate siamo sempre alla ricerca di nuove idee da elaborare e la loro costruzione narrativa non viene mai finalizzata fino al momento delle riprese.


Essere un collettivo così piccolo ed indipendente è il dono più grande, perché si è costretti a pensare al cuore di una scena, a ciò che alimenta davvero la narrazione senza tempistiche e pressioni dell’industria che distraggono dall’essenza di un progetto, utilizzando ogni tipo di risorsa per poter dare vita alle proprie idee. Questo non significa che le nostre storie sono senza fondamenta, al contrario, come hai scritto tu nella recensione di “Where the Devil Roams”, spesso miriamo a dare un pezzo del nostro cuore e delle nostre “ossa”, così da dare la totale libertà interpretativa allo spettatore. Ma la cosa più importante è che la trama abbia un senso per noi (e avendo trascorso molto tempo a costruirla insieme, di solito ce l'ha) e che ci appassioni fino in fondo. 


Mi piace fare ricerche, più che altro per smuovere la mia curiosità e creatività su questa o quella leggenda o demone che sia…per poi scavare nel profondo della nostra più primitiva, quasi infantile, immaginazione, per costruire le nostre storie, dal sapore quasi mitologico. Questa è la nostra migliore possibilità di essere originali. Dobbiamo ringraziare il nostro umorismo e i nostri gusti assai contorti, che ci aiutano a prendere spunto da ciò che incontriamo sul nostro cammino, spiando il mondo attraverso una finestra. La natura e la vita sono meglio della stanza di uno scrittore.


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"Where the Devil Roams” è stato il mio film preferito del 2023. Non lo dico per retorica, ma perché ho trovato che ogni elemento fosse perfettamente amalgamato in un modo estremamente teatrale e suggestivo. Potresti raccontarci come è nato il progetto e se c'è una scena che vi ha appassionato di più o di cui immaginava l'impatto sul pubblico? 

Grazie mille, Valentina! “Where the Devil Roams” è stato un film fortemente voluto ed è partito tutto da Zelda, che ha piantato il seme dell’idea che man mano è cresciuto come una pianta selvatica nei nostri cuori, sviluppandosi in quello che poi è stato il prodotto finale. La sua realizzazione è stata assolutamente divertente. 


La sua scelta stilistica e dell’ambientazione durante La Grande Depressione, epoca dove la disperazione personale era all’ordine del giorno, è dovuta sempre a Zelda grazie a degli autoritratti fatti durante la pandemia, dove si ritraeva come Bonnie e Clyde e come oggetto cult di scena, ha utilizzato la Chevy del 1931 di suo nonno, misto ad incubi riguardanti ad una famiglia di clown che poi si sono trasformati in una famiglia di artisti itineranti con uno spettacolare e “sano” talento per gli omicidi…Questa idea ha appassionato tutti noi e il suo significato (che non voglio svelare!), perché è un mix perfetto tra musica, incredibili VFX (curati dal nostro mago e quinto membro della famiglia, Trey Lindsay) e il vortice mitologico del film.


La mitologia è il filo conduttore dell'intero film, arricchendo ciò che accade sullo schermo, lasciando libera l’immaginazione dalla sua interpretazione. Per questo motivo, siamo entusiasti quando gli spettatori riescono a collegare i pezzi da prospettive diverse e uniche.



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Il film è ricco di simbolismi biblici e pagani, come i corvi e le mele. Questi elementi sono stati utilizzati come atto di critica e/o ribellione contro il fondamentalismo religioso, o sono stati scelti per il loro impatto visivo e simbolico?

Domanda davvero interessante. È davvero un mix complesso. Alcuni oggetti hanno un simbolismo biblico o archetipico, certo, ma ci piace sfidare o sovvertire le narrazioni religiose. La mela spesso rappresenta la conoscenza, ma queste mele sono quasi sempre marce (e qualcuno potrebbe dire che questa famiglia è composta da tre "mele marce"). Gli uccelli sono un'arma per i Sette traumatizzati dalla guerra e sono anche simbolicamente dei psicopompi. Eve indossa le ali: anche lei è una sorta di psicopompo, un Angelo della Morte e una strana sarta che cuce insieme vita e morte. La putrefazione, di per sé - rappresentata attraverso il colore che lentamente sanguina dal quadro - è un concetto affascinante.


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Il personaggio di Zelda, Eve, trasmette un costante senso di controllo, mentre il suo lato demoniaco rimane invisibile all'occhio umano, ma percepibile durante tutto il film. Questo mi ha portato a riflettere su chi controlla veramente chi? La famiglia è devota a un Dio, creando quasi un culto dedicato al dominio di un'entità superiore, oppure è la stessa Eve a esercitare il controllo su di lui?

Esiste una notevole ambiguità su chi realmente tiri le fila della vicenda, da cui nasce la leggenda dell'ago (o artiglio) del Diavolo, infilato nel cuore della sua amata. Si dice che il Diavolo, operando nell'ombra, riesca a orchestrare il modo in cui il cuore magico possa trovare un nuovo corpo. In questo contesto, emerge la figura di Eve, molto abile con ago e filo. Ma è davvero uno strumento del Diavolo o sta utilizzando la magia per perseguire il proprio progetto? Questa domanda è sicuramente più affascinante della risposta.



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Non siete soliti a dare troppi spiegazioni sui vostri film, riempiono così gli spazi vuoti. Lasciate sempre che sia il pubblico a farlo. Non trovate sia un rischio lasciare le cose troppo vaghe?

Sì, c'è un rischio. Volevamo dare al pubblico la libertà di amare o odiare questa famiglia, sfidando lo spettatore con un mix di cuore, amore, violenza e immoralità. In questo film, ci affidiamo molto alle immagini e alla musica per raccontare la storia, cercando di caratterizzare ogni membro della famiglia in modo che il pubblico possa formarsi la propria opinione. È come risolvere un puzzle: passi tutto il tempo a mettere insieme i pezzi, poi, quando finisci, ammiri il risultato. Ma la parte migliore è stata scoprire mille piccoli collegamenti lungo il percorso.


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Il vostro cinema può essere considerato un progetto artistico-sperimentale. Personalmente trovo i vostri soggetti e le ambientazioni, qualcosa di molto punk, ma pur sempre con un gran tocco d'eleganza. Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate nel dar vita ad una produzione?

I nostri limiti ci spingono a trovare soluzioni creative per realizzare i nostri progetti. Trey, il nostro esperto di VFX, ci supporta davvero nel concretizzare ciò che non possiamo fare praticamente. 


La sfida più grande è evitare di rimanere intrappolati nelle aspettative altrui e nella convinzione che dobbiamo fare film sempre più grandi con budget più elevati. In realtà, siamo felici di realizzare film nel nostro stile, e anche se c'è spazio per collaborazioni (come abbiamo fatto quest'anno, ed è stato fantastico), non abbiamo ancora esaurito l'esplorazione della nostra intima dinamica famigliare. 


Con le nostre figlie che stanno intraprendendo il loro percorso scolastico e artistico in giro per il mondo, il lavorare tutti assieme sta diventando sempre più complicato ed impegnativo. Per questo io e John, stiamo valutando alternative di lavoro come duo, in combinazione di possibili collaborazioni.



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Quali pensieri e discussioni sperate che il pubblico abbia una volta uscito dalla sala dopo aver visto un vostro film?

Ci auguriamo che abbiano percepito qualcosa di nuovo, qualcosa che li stimoli a riconsiderare i loro sentimenti verso i personaggi, ma che possano anche riconoscersi in loro, sebbene attraverso una lente inquietante. Speriamo che apprezzino la musica e le immagini che abbiamo portato sullo schermo attraverso la macchina da presa.


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Avete appena annunciato un nuovo film in arrivo su Shudder ad agosto di quest'anno. Puoi dirci qualcosa al riguardo?

Certo. "Hell Hole" è stata la nostra prima esperienza con una troupe e un budget significativi. John e io abbiamo scritto il film insieme a Lulu, oltre ad aver avuto l’onore di collaborare con il leggendario artista degli effetti speciali, Todd Masters, che ha voluto al suo fianco il nostro quinto membro Trey, dando vita an una creatura mostruosa e straordinaria.


È una storia divertente e irriverente, ma anche attuale, girata sulle montagne di Rtanj in Serbia. Il film ci presenta una compagnia idraulica che scopre qualcosa di antico scavando nel terreno di una struttura mineraria dell’ex Unione Sovietica, con un cast e una troupe locale davvero straordinari. 


È stata un'esperienza completamente nuova e oserei dire quasi selvaggia. Abbiamo avuto l'opportunità di realizzare questo film di “Mostri Rock n’ Roll” con un team di collaboratori eccezionali. Siamo grati a Shudder per aver reso tutto questo possibile.



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Ultima domane e mio grande desiderio...Oltre a fare film, siete anche musicisti. Vi vedremo mai in concerto? Magari in un'esperienza interattiva?

È possibile! Il problema è che ultimamente siamo raramente nello stesso posso per provare e prepararci. Ma mi piace molto la tua idea di un'esperienza musicale interattiva. Grazie per aver gettato il seme per un possibile nuovo progetto!


Qui di seguito vi lascio i link dove trovare "The Adams Family Films" online:




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Guest
Jun 03
Rated 5 out of 5 stars.

Bellissima intervista! Intelligente ed interessante.

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