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Divinity



In un mondo post-apocalittico senza speranza, l'uomo si aggrappa disperatamente a un'ossessione per la perfezione fisica come unica via di fuga dalla sterilità e dalla propria perdita d'identità. In questo scenario cupo, la ricerca della perfezione diventa un riflesso della lotta dell'umanità per preservare ciò che resta della propria esistenza.


Il futuro proposto da "Divinity"sembra più purgatoriale che paradisiaco. Alla regia troviamo Eddie Alcazar al suo secondo lungometraggio che ci porta in una criptica allegoria fantascientifica tra body-horror e distopia pseudo-utopica, in cui l'estetica dannatamente accattivante è più un sintomo di valori superficiali basati sul lookismo che una vera critica sociale. 



Stephen Dorff interpreta Jaxxon Pierce, un ricco recluso che vende una misteriosa sostanza chiamato Divinity, da qui il titolo del film, creata dall'ormai deceduto padre, che promette l'eterna giovinezza del corpo e della mente. Ma il prezzo da pagare è alto, affrontando tematiche profonde e le conseguenze dell'egoismo umano.



L'ambientazione arida e desertica, richiamando ad un'atmosfera cinematografica degli anni '70, offrendo uno scenario suggestivo a ritmo di video-arte e film sperimentali e surreali come gli iconici Begotten, Tetsuo o Eraserhead.



La fusione di visioni e corpi mutanti riflette l'ansia esistenzialista attuale, amplificata dall'evoluzione di tecnologie inquietanti e ricerche scientifiche che sembrano giocare con un paradossale schema superomistico. La narrativa sembra intrecciare il presente e il futuro, esplorando le implicazioni di questa visione distopica.



La trama sembra ingarbugliata ma segue un copione ben definito. Meno ripugnante del primo film del regista, ma un'opera che lascia quel retrogusto di voyeurismo e affettazione.


Nonostante un'estetica accattivante e un ritmo incessante, il film crea un'aspettativa che il film non riesce a soddisfare, risultando allo stesso tempo tenebroso, esotico ma poco attraente nel suo intento.



Ne consiglio comunque la visione se avete voglia di qualcosa che riesce a differenziarsi dai classici film horror che strizza più l'occhio all'arte che al cinema.

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