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A Girl Walks Home Alone at Night



Film del 2014 definito dalla registra Ana Lyly Amirpour come “the first Iranian vampire spaghetti western”, per poi scoprire che il film è stato girato nel sud della California e che di iraniano ha solo le origini della regista e degli attori.


Mi aspettavo di vedere un film denuncia sulla condizione femminile nel mondo islamico, ed invece mi sono trovata a guardare un film delirante su una misteriosa ragazza-vampiro che si aggira di notte per le vie di una deserta cittadina chiamata Bad City, al fine di “fare giustizia”, di punire chi, in un modo o nell’altro, ha commesso qualcosa di sbagliato.



Qui il mondo persiano incontra il mondo del Rockabilly, raccontando più che una storia di vendetta, una ricerca di un’identità perduta tra due culture che si sono incontrate e che stanno imparando a convivere, così come la regista nata in Inghilterra e crescita in America. Il film è stato girato negli USA guardando all’Iran con una sensibilità femminile con una forte impronta occidentale, e il contrasto e il desiderio di unificazione, mantenendo però le proprie radici e tradizioni, sono ben visibili in questa pellicola.



Teniamo presente che l’Iran negli anni ’70 era un paese libero e molto all’avanguardia, ma che ha subito un profondo cambiamento politico che lo ha portato a sprofondare nel paese che purtroppo oggi conosciamo fatto di oppressione e che si è visto chiudere le porte in faccia dal resto del mondo.


Il film strizza gli occhi agli anni ’50 e ‘70 tra Grease, James Dean e un pò di Nouvelle Vague, tra un’identità smarrita di una generazione scappata dall’oppressione islamica che cerca il suo posto nel mondo partendo proprio dagli anni in cui il paese ha subito un profondo cambiamento in cerca di giustizia e libertà.



Ma il film non va visto con gli occhi del vittimismo rivolto al passato, ma uno sguardo puntato al futuro con cuore malinconico.



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